Scozia – Febbraio 2016

scottish-flag_2109121aViaggio di Febbraio 2016. In coda trovate la mappa relativa alle varie tappe, alloggi e ristoranti (tutti molto validi e consigliati).

Arrivo ad Edimburgo
Ritiro auto presso Sixt (auto prenotata con Rentalcars, nessun problema in fase di ritiro)
Partenza verso St. Andrews, la guida a destra all’inizio fa un po’ strano, ma ci si prende la mano abbastanza presto soprattutto se avete modo di familiarizzare percorrendo le highway in cui non ci sono grandi incroci ed il traffico è tendenzialmente scorrevole.

St. Andrews
E’ una piccola cittadina, famosa per l’Old Course St. Andrews Links, la patria degli amanti del golf e per l’università.
L’età media è molto giovane e si respira un’aria molto frizzante e piena di entusiasmo, nel piccolo centro tutti i locali sono frequentati da studenti a tutte le ore.
D’obbligo le visite al castello e all’abbazia.
Gastronomicamente parlando: Fisher & Donaldson se pensate di aver mangiato degli ottimi krapfen in Italia rimarrete a bocca aperta assaggiando i loro fudge donuts, Cromars se volete assaggiare il vero fish&chips questo è il posto giusto, se avete qualche dubbio sulla qualità della frittura non partite prevenuti, è il loro mestiere e vi assicuro che lo fanno a regola d’arte!

St Andrews

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Fisher & Donaldson St. Andrews

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St. Andrews Castle

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St Andrews Old Golf Course Links

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St Andrews Cathedral

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Thomas "Tommy" Morris

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Ripartenza verso Dundee
Una città molto importante per il passato e probabilmente anche per il prossimo futuro della Scozia. Sede di importantissimi traffici mercantili e città di famosi esploratori ha riscoperto una seconda giovinezza negli anni 80-90 grazie ad una fruttuosa industria software, in particolare nel campo dei videogame: GrandTheftAuto vi dice qualcosa?
Qui abbiamo visitato le McManus Galleries: piccolo museo in centro che condensa tutta la storia di Dundee e di parte della limitrofa regione. Sembra piccolo, anche per gli standard italiani, ma è molto coinvolgente e si trascorrono un paio d’ore di totale rapimento.
Altra tappa è stata riservata a The Howff, cimitero storico sempre in centro alla città, atmosfera surreale perchè circondato da imponenti edifici contemporanei. E’ curioso passeggiarci e leggere le storie di chi ci è sepolto, uno su tutti l’inventore del francobollo adesivo.
In serata ci siamo spostati verso Arbroath, luogo dove avremmo trascorso la notte. Abbiamo scelto il Brucefield Boutique B&B perchè ci sembrava la migliore proposta in questa piccola cittadina. Una volta arrivati abbiamo conosciuto la gentilissima proprietaria Jane. La struttura è davvero di alto livello, superlativa la pulizia ed il comfort degli ambienti. Una volta in camera si trova un modulo da compilare per la colazione, diverse proposte dalle più tradizionali alle continentali.
Per cena abbiamo puntato moltissimo su The But n Ben ad Auchmithie, piccolo villaggio a poca distanza da Arborath. La nostra aspettativa era dettata dalle recensioni e dai consigli che lo presentavano come un ristorante assolutamente da visitare. L’ambiente è molto rustico e raccolto, il personale è come gran parte degli scozzesi, molto socievole e alla buona. Il cibo è eccelso, il pescato è tutto di giornata quindi il menù è puramente indicativo. Da provare il “The Famous But ‘n’ Ben Smokie Pancake”, una specie di crespella farcita con una crema a base del locale Arbroath Smokie.
Al risveglio ci aspettava una colazione preparata al momento e non sto parlando di una cosetta semplice ma di: Smokie caldo e uova strapazzate con cipolla e salmone, come contorno avevamo a disposizione due metri di ogni ben di Dio: frutta fresca e secca, yoghurt, biscotti, pane e crackers, uova, burro, salumi e formaggi.
Con le batterie ben cariche abbiamo quindi voluto fare due passi in centro ad Arbroath spingendoci sino al meraviglioso e pittoresco porticciolo dove abbiamo fatto scorta di salmone e smokies al negozio di Stuart Scott. L’abbazia purtroppo era chiusa e abbiamo soltanto potuto percorrerne il perimetro.

The Howff

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The Howff

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Arbroath smokies

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Arbroath harbour

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Arbraoth cliffs

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Partenza verso Aberdeen
Durante il tragitto avevamo in programma due soste: la prima a Lunan Bay spiaggia molto larga, ma non lunghissima (per i nostri standard) famosa fra i cercatori di agata.
Seconda sosta presso Dunnottar Castle e questa merita tempo e tutto il biglietto, pur essendo uno dei luoghi iconici di Scozia vi entrerà dentro da quando aprirete la portiera dell’auto a quando ripartirete. Nulla può descrivere le sensazioni e le emozioni che proverete una volta approcciato il piccolo cancello di legno che segna l’ingresso al sentiero.
Giunti ad Aberdeen abbiamo parcheggiato nei dintorni del porto perchè volevamo visitare l’Aberdeen Maritime Museum. Museo totalmente gratuito, ripercorre la storia della principale fonte economica della città d’argento. Molto alta l’interattività verrà sicuramente apprezzato dalle famiglie. Impressionante la parte dedicata all’estrazione petrolifera.
Da qui ci siamo spostati poco più a sud verso i David Welch Winter Gardens, serre in cui sono stati ricreati differenti scenari, dal deserto americano alla foresta pluviale passando per i vari climi continentali. Attrazione anch’essa molto piacevole per le famiglie essendo articolata su un percorso predefinito.
Nelle ultime due ore abbiamo visitato il centro di Aberdeen, purtroppo non è stato possibile apprezzare appieno la particolare architettura in granito a causa della prima pioggia incontrata durante questi due giorni, ci siamo rifugiati in una tea house per confortarci un po’ prima di ripartire verso l’hotel.
Abbiamo pernottato e cenato presso il MacDonald Pittodrie House. Hotel degno di un film in costume, location meravigliosa circondata da quasi 1000 ettari di prati e boschi. Gli ambienti interni sono stati mantenuti quanto più possibile in stile classico e risultano molto piacevoli, le camere invece sono dotate di ogni comfort, in particolare ci ha colpito la dimensione, molto spaziosa e con un bagno degno di una casa di lusso! La cena è stata pressochè perfetta, mi sentirei di consigliare tutte le portate con le tipiche carni della zona: anatra, agnello e manzo. A conclusione abbiamo optato per un dessert alla tequila e lime e una selezione di formaggi servita con mostarda e marmellate. Fantastica, se siete amanti dei formaggi dovete assolutamente provarla, gli assaggi sono disposti nel giusto ordine ed il crescendo di sapori è perfettamente bilanciato.
Impossibile non concludere la serata nell’intimissimo Snug Bar dove una piccola stufetta riscalderà anche le serate più rigide. Buona la selezione di whisky.
La colazione dell’indomani mattina è stata in linea con la cena, quindi grande abbondanza e ottima qualità dalla cucina. Abbiamo avuto modo di testarla bene perchè la mattinata sarebbe stata dedicata alle distillerie, pertanto dovevamo alimentarci a dovere.
Una menzione particolare per il personale di questa struttura, di una gentilezza ed una professionalità impareggiabile.

Dunnottar Castle

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Dunnotar Castle

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David Welch Winter Gardens

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David Welch Winter Gardens

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David Welch Winter Gardens

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David Welch Winter Gardens

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Partenza verso Inverness
Forse la giornata più “impegnativa” e più attesa di tutto il viaggio, quella dedicata alle due distillerie presso le quali avevo prenotato le visite. Ho voluto scegliere qualcosa di “piccolo” e non conosciuto in Italia perchè volevo uscire dai luoghi comuni. Importante ricordare che per il codice stradale britannico, ci deve essere un guidatore designato il quale ovviamente non potrà bere (ma gli verranno consegnati i campioni in bottiglia). La prima tappa è stata alla Glenglassaugh Distillery di Portsoy. Come spesso succede lo stabilimento è praticamente a picco/in riva al mare, si lascia la macchina nello spiazzo dedicato proprio di fronte al Visitor Center, negli stessi locali c’è anche il punto vendita. Qui ho finalmente incontrato Alison, persona di una gentilezza e di una passione indescrivibile. Abbiamo iniziato ripercorrendo la cronistoria del Brand, per poi spostarci nei locali operativi: prima il vecchio maltatoio, lo stoccaggio e assemblaggio dei malti, i serbatoi per il mash e la fermentazione, gli alambicchi di distillazione e i magazzini di stoccaggio. Le storie che si intrecciano fra questi edifici grigi raccontano di persone che con orgoglio hanno dedicato intere vite a questa bevanda che fortunatamente sta conoscendo una nuova gioventù (soprattutto nei mercati emergenti). Accomodati nella piccola saletta di degustazione abbiamo potuto apprezzare le quattro proposte della distilleria: Revival, whisky molto immediato e diretto, l’evoluzione nel bicchiere c’è ma non è così ampia, Evolution affinato in botti di primo passaggio di Tennessee whisky, si apre su note abbastanza dolciastre di vaniglia e frutta secca con una leggerissima punta di affumicato, sembra che non possa crescere ed invece se gli date il tempo di aprirsi evolverà verso fiori bianchi (quasi di zagara) ed evidenti note di banana. A mio parere molto elegante e con un tocco femminile. Questa è stata la bottiglia che mi sono riportato. Ad intervallare le proposte “di catalogo” abbiamo potuto provare il whisky dedicato al “bottle your own”, viene cioè data la possibilità ai visitatori, ma anche a chi è del posto, di potersi imbottigliare il distillato direttamente dalla botte. Nel nostro caso si trattava di un 7 anni invecchiato in botti di Oloroso Sherry, profumi molto spinti di frutta secca: mandorle e nocciole tostate, burro, datteri e albicocche secche, molto piacevole ma “troppo bourbon” per me. Torfa, è la proposta torbata di Glenglassaugh, l’aroma caratteristico a mio avviso è un po’ troppo marcato e forse per questo non mi ha colpito molto, è vero però che si tratta di un gusto personale. Infine mi è stato fatto dono di un bicchiere di Massandra Connection 33 anni invecchiato in botti di Madeira, botte arrivata direttamente dall’omonima cantina di Crimea. Di primo acchito non sembra di essere di fronte a uno spirito di quasi 45°, i profumi sono molto vicini a quelli di un vino passito o meglio ancora maderizzato (appunto). In bocca si ritrova la stessa sensazione completata da piacevolissime note speziate. Un’esperienza unica! (durata visita, degustazione e acquisti d’obbligo 2 ore)
Di corsa e in ritardo ripartiamo verso Forres dove mi attendono per il secondo appuntamento. Subito capisco che sarà impossibile rispettare l’orario e quindi telefono, non una grandissima disponibilità, ma mi confermano che i tour possono essere riprogrammati fino alle 15:30. Arrivato alla Benromach, pur non essendoci altri visitatori mi viene detto che non è possibile iniziare una visita e che avrei dovuto attendere le 15:30 (attenzione l’ultima di giornata è leggermente più breve). A questo punto decidiamo di andare a mangiare qualcosa in paese. Ottima atmosfera, servizio e piatti al The Peppermill Restaurant. Ritorniamo in Benromach e visitiamo con interesse lo stabilimento. In questo momento l’azienda è di proprietà di Gordon & Macphail, storici imbottigliatori di whisky con sede ad Elgin, l’attenzione di questa famiglia si nota ovunque: la cura, lo stile e la qualità. Concludiamo con un assaggio del loro 10 years old che però non lascia il segno, propendiamo per una bottiglia di 15 YO che assaggeremo con calma a casa.
Sotto un cielo plumbeo ripartiamo verso Inverness sperando di poter visitare Culloden Battlefield. Purtroppo all’arrivo il centro visitatori è già chiuso ma il campo di battaglia è ancora aperto. Sarà la situazione meteo, sarà la storia che qui è stata fatta, dopo aver imboccato il piccolo sentiero si riceve un pugno allo stomaco di malinconia mista a tristezza. Qui sono caduti 1000 scozzesi e almeno altrettanti furono feriti, con loro è tramontata anche l’ultima speranza di indipendenza. Una tappa obbligatoria a mio avviso.
All’arrivo ad Inverness ci siamo diretti subito all’hotel visto che il traffico non invitava certo ad avventurarsi in centro. Abbiamo pernottato al Kingsmills Hotel, struttura in stile molto “americano” ma ben curata, pulita e confortevole. Le camere sono spaziose e ottimamente isolate acusticamente. Per la cena abbiamo scelto il Mustard Seed</a>, tutto bene per quanto riguarda il cibo, un po’ meno per l’atmosfera atipicamente caotica. Ho provato a fare due passi ma la stanchezza si faceva sentire, meglio quindi tornare in hotel e godersi un meritato riposo. Colazione sempre di alto livello con molti piatti preparati al momento, l’offerta e la varietà è stata forse la più ampia fra tutte le strutture incontrate nel viaggio.

Glenglassaugh Distillery

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Glenglassaugh Distillery

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Glenglassaugh Distillery

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Benromach Distillery

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Benromach Distillery

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Culloden Battlefield

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Partenza verso Glencoe:
Penultima giornata, dulcis in fundo, ce la prendiamo con calma: le soste saranno poche e potremo “perdere” tutto il tempo voluto. Visitiamo il centro storico di Inverness: Victorian Market, segnalata come attrazione turistica si rivela però un’accozzaglia di negozi di cianfrusaglie raccolti in una struttura storica. Punto panoramico presso il castello, non accessibile se non nel perimetro, scendiamo verso il fiume Ness e attraversiamo sul ponte di Greig Street che rappresenta uno dei simboli della città. Visitiamo la cattedrale di St Andrews, chiesa monumentale negli interni a dispetto delle dimensioni esterne, palchi lignei e vetrate piombate talmente perfetti da lasciare senza fiato e senza parole. Per salutare Inverness mi sarebbe piaciuto visitare anche la chiesa di St Stephen, ma sfortunatamente era chiusa.
Scendiamo verso sud sulla A82 che corre quasi costantemente a fianco del fiume, ben presto si apre sulla nostra sinistra il famosissimo Loch Ness. La tappa obbligata per ogni bravo turista è l’Urquarth Castle. Qui incrociamo il centro visitatori meglio organizzato di tutto il tour, spazioso, accogliente e dotato di ogni comfort. Dal centro si accede alla piccola spianata che conduce al castello, vi consiglio di partecipare alla visita guidata, è condotta in un inglese abbastanza semplice e comprensibile a tutti; è molto utile per comprendere la lunga ed articolata storia della struttura. Messaggio di servizio, portatevi un cappello, il vento può raggiungere velocità ragguardevoli e non sarà sicuramente caldo.
Riprendiamo l’auto e ci diregiamo verso Fort William, piccola ma importante cittadina sul Loch Eil. Facciamo due passi sul corso principale e beviamo una fantastica birra al
The Grog & Gruel Pub, tante proposte alla spina e alla pompa, cordialità e simpatia!
Dopo l’aperitivo in salsa scozzese ci muoviamo di nuovo verso sud per raggiungere la vicina Glencoe/Kentallen. Pernotteremo all’Holly Tree Hotel. Struttura che affaccia direttamente sul loch e che funge sia da bar, da ristorante ed hotel.La camera all’ultimo piano è molto semplice ma ben pulita e dotata di tutti gli accessori necessari. La cena è stata molto apprezzata, cibo veramente ben fatto. Ho voluto assaggiare lo sticky toffee pudding. ne avevo sentito parlare, ne avevo letto e quindi: perchè farsi sfuggire l’opportunità? Non saprei, non ci ho trovato nulla di straordinario, è una botta dolce ma nulla di più. Un tempo sicuramente serviva a dare conforto e probabilmente era la versione locale del nostro tiramisu, ma ora c’è di meglio.

Victorian Markets

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Inverness Castle

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Inverness Cathedral

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Inverness Cathedral

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Loch Ness at Urquarth Castle

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Urquarth Castle

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Urquarth Castle

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Fort William

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Fort William

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Rientro a Edimburgo:
l’ultima giornata ci accoglie con un clima davvero invernale, nubi basse, pioggia sottile e freddo (nulla più di quello a cui siamo abituati dalle mie parti). Dal pontile dell’hotel scatto una foto che credo sarà una delle più belle di tutto il viaggio, non so ancora cosa mi aspetterà di lì a poco. In hotel facciamo una colazione molto semplice, ma abbastanza sostanziosa. Ci spostiamo a Glencoe che però troviamo chiusa in molte strutture ricettive, imbocchiamo quindi l’A82 verso la capitale. Uscendo dalla cittadina ci imbattiamo nelle segnalazioni per il centro del National Trust for Scotland, decidiamo di fermarci. Si tratta di un “museo” con un’alta interattività, dotato di una caffetteria e tutto costruito e mantenuto da volontari e donazioni, vi consiglio davvero di fermarvi. La storia naturale ma soprattutto “il massacro di Glencoe” meritano l’attenzione del turista.
Avevo letto che l’A82 è una delle strade più panoramiche di tutta la Scozia, ma vista la qualità del viaggio me lo ero scordato. Dopo circa mezz’ora, con l’aumentare della quota, troviamo la prima neve, da bravo italiano vado in panico (vedi post). Tutto rientra quando diventa palese che lì le strade vengono pulite in modo maniacale. 30 cm a bordo strada e asfalto perfettamente percorribile (neanche un velo di ghiaccio). In questa zona ci troviamo calati in uno ambiente lunare, gli unici colori sono il bianco, il bianco cera e il grigio scuro, qui scatterò davvero le foto più belle.
Sosta leggermente fuori percorso per visitare il luogo simbolo di un eroe della cultura scozzese, la tomba di Rob Roy, vi consiglio anche di entrarela chiesetta che sorge alla sinistra, Vi aiuterà a capire la storia degli abitanti della zona ma soprattutto vi aiuterà a capire perchè Rob Roy MacGregor era così amato.
Ci fermiamo per pranzo a Doune, al Red Lion Inn. Locanda gestita a livello familiare ci troverete sempre dell’ottimo cibo casalingo e delle grandi birre, great deal!
Vorrei visitare Dunblane, fra le altre cose città natale di Andy Murray, ma preferiamo arrivare a Stirling. Purtroppo giungiamo al castello a pomeriggio inoltrato e siamo costretti a visitarlo in fretta (alcune aree marginali sono già chiuse). Davvero un peccato perchè gli argomenti da toccare e le sale da vedere sono numerose e molto pregne di oggettistica come di storia. Credo che le foto qui sotto si commentino da sole.
In serata ormai inoltrata arriviamo ad Ingliston, alloggermo al Norton House Hotel & Spa. In questo viaggio abbiamo sempre avuto piacevoli sorprese, ma questa struttura è davvero da sogno. Alla reception si viene accolti con il massimo della gentilezza, si viene istruiti su tutto quello che offre e si viene poi accompagnati alla camera. Il giorno successivo dovremo alzarci alle 5, chiedo se è possibile fruire della colazione anche in un orario simile, risposta: “certo, compilate questo foglio, scrivete l’orario in cui volete la colazione e vi accontenteremo”, rispondo ok ma sono scettico, mi aspetto già qualcosa di confezionato o poco più. Nevermind, andiamo a cena al ristorante interno, alta cucina sembra quasi un ristorante italiano, sia nella gestione degli ingredienti sia nella presentazione. Scegliamo di rilassarci al bar, nelle poltroncine comodissime spazio un po’ fra i vari whisky Dalmore, Dalwhinnie e per finire con la zona forse più sottovalutata: le Lowlands. Di quest’area ho bevuto con estrema soddisfazione l’Auchentoshan Three Woods, la sua freschezza citrina combinata con la sua morbidezza l’hanno fatto diventare uno dei miei preferiti per i dopo cena in Italia.
La mattina seguente, puntualissimo alle ore 5:30 bussa alla porta il cameriere. Altro che roba confezionata, due carrelli dedicati con tutto quello che avevamo chiesto. La qualità di quel cibo era realmente divina. Il porridge sembrava essere stato fatto con la migliore avena del mondo, i croissant parevano appena arrivati dalla Francia. Per un amante dell’enogastronomia sono emozioni difficilmente spiegabili, ma è stato il modo migliore e meno traumatico di salutare una terra che in soli 5 giorni mi ha dato moltissimo e che spero di poter riabbracciare presto.

Kentallen

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Glencoe

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Glencoe

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Somewhere in the A82

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Somewhere on the A82 road

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Somewhere on the A82 road

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Somewhere on the A82 road

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Rob Roy's grave

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Balquidder church

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Stirling Castle

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Stirling Castle

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Stirling Castle

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Stirling Castle

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Stirling

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Stirling Castle

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Stirling Castle

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Stirling Castle

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Thrones at Stirling Castle

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Stirling Castle

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