Chiusura “Alta Fermentazione”

Con la Willi’s Forest si chiude la stagione delle birre ad alta fermentazione. Come ogni anno con settembre si pongono a momentaneo riposo tutte le attrezzature in attesa della fredda stagione e delle sue birre a “bassa fermentazione”. Un ciclo che si perde nella notte dei tempi e che soltanto gli homebrewer riescono ad apprezzare completamente.
Lasciamo quindi maturare le quattro estive e diamoci un arrivederci!

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Moo.com

Con la stagione 2016 mi sono deciso ad andare un passo oltre la timida autoproduzione e provare a dare un bel vestito alle mie birre. Mentre per le bottiglie è stato abbastanza semplice, non posso dire altrettanto per le etichette. Diversi siti offrono almeno a parole la stampa anche in piccole quantità, ma spesso si deve andare in fiducia. Dopo aver visto un paio di lavori da un amico ho voluto approfondire la conoscenza con Moo.com.
Ho compilato il form per la richiesta della campionatura e una volta ricevuta mi sono convinto, facevano proprio al caso mio.
Ho ordinato degli sticker rotondi per le mie tre nuove birre e visto che c’ero ho aggiunto pure dei piccoli adesivi con il QR code.
La realizzazione più la spedizione ha richiesto circa 10 giorni, la tempistica proposta dal sito è stata quindi pienamente rispettata, anzi un leggero anticipo.
Avendo già visto i campioni posso soltanto confermare l’ottima qualità di stampa, l’unico rammarico è per per lo sfondo bianco (la parte che va dal bordo del disegno al bordo della carta). Purtroppo lavorando con etichette sfumate non potevo scegliere uno dei colori proposti.
Se siete interessati a degli sticker in tinta unita andate pure tranquilli, se invece combinate più colori tenetene conto, oppure cercate di lavorare con uno dei loro numerosi template!
In ogni caso GRANDISSIMA MOO!!! Well done!

Great work @moo. #stickers #homebrewing

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The Malt Miller

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Credo che il disagio maggiore per ogni homebrewer sia la gestione degli ingredienti: solitamente i lotti di produzione sono di 28-30 litri e le ricette non prevedono delle quantità “tonde”.
Mentre il problema si pone in misura “minore” per quanto riguarda i grani maltati che non costano tantissimo e hanno dei buoni sottomultipli, è fastidioso per il luppolo. Spesso ne devi usare un paio e magari in tutto ti servono 80-90 grammi.
Con quello che rimane o hai una macchina per il sottovuoto o 99 su 100 lo butterai (insieme ai soldi spesi).
In diversi anni di acquisti online e in negozi fisici non ho mai trovato nessuno che avesse una soluzione al problema finchè non ho incrociato sulla mia strada The Malt Miller.
Il sito offre due modalità di acquisto, una standard e una personalizzata. La personalizzata prevede che inseriate e condividiate la ricetta, direi che come deal ci può stare! In questo modo tutti gli ingredienti vi verranno confezionati ad hoc e in caso di acquisti per più ricette verranno etichettati come da foto. Volete mettere il lusso di non sprecare nulla o di non avere mille pacchettini aperti che girano per il frigo?
Dimenticavo, il servizio è totalmente gratuito!!!

N.B. per il luppolo il servizio viene offerto esclusivamente per il confezionamento in pellet.

Malts from @themaltmiller

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Columbus hop from @themaltmiller

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Ruby Afternoon

Esce oggi la mia nuova birra, Ruby Afternoon.

Ecco la descrizione e scheda tecnica

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Baggio Bevande – Bacchanalia 14 luglio 2016

Appuntamento annuale presso la sede di San Zenone del distributore Baggio Bevande. Nella bella e fornita enoteca durante la manifestazione si possono degustare eccellenze gastronomiche, vini, birre e distillati.

bacchanalia by Gimo De Faveri on 500px.com

Apriamo con una nota dolce assaggiando alcune realizzazioni della Biscotteria Bettina. Coronazione del sogno di un’imprenditrice che viene da altri settori, ma che ha sempre coltivato la passione per la pasticceria secca. Già mi sta simpatica per il coraggio avuto! La vera sorpresa è che i biscotti sono davvero ottimi, con proposte sia dolci che salate. Grande lavoro di ricerca su materie prime, abbinamenti ed esigenze nutrizionali. Si trovano quindi tronchetti al tiramisù, biscotti all’arancia, con farina di riso, salati all’Asiago-mais-cipolla, al curry e semi di papavero, cantucci con arachidi e parmiggiano e molti molti altri.

Vini:

Pedrotti Spumanti: Trento Doc Bouquet Brut Nature spumante davvero molto piacevole per la sua sapidità e profumi molto freschi a dispetto del lungo affinamento (30-32 mesi), attenzione all’acidità a mio avviso al limite per questo tipo di prodotto. Trento Doc Millesimato Brut 2011 si apre su delle note eteree tipiche di certe fermentazioni dello Chardonnay, ho apprezzato moltissimo che fra tutti i vari sentori fruttati emergessero comunque anche i vecchi e cari sentori di “cantina”. Non molto pronunciata invece la crosta di pane/lievito. Riserva 12, spumante con affinamento di almeno 12 anni. Sicuramente un vino da trattare con cura, di nuovo sentori eterei ma che evolvono presto verso la crosta di pane, note di cantina, tartufo e affumicato. Personalmente il vino migliore di tutta la serata, ma io sono un romantico e passo il tempo a ricordare quanto il metodo classico era un vino diverso dal Prosecco!

Quadra Franciacorta: ho provato tutti e tre gli spumanti in degustazione: Green Vegan, QRosé e QSaten. Mi dispiace non dover riportare nemmeno una nota positiva, ma li ho trovati tutti e tre molto “frustranti”. Un’acidità che neanche il Durello di tanti anni fa! Ecco l’acidità è l’unica nota che ci ho trovato, tutto il resto è non pervenuto, spero solo fosse causa di vini troppo freddi. Nota di servizio pignola: in una degustazione eviterei di versare dosi di vino come se fosse Coca Cola, è uno spreco e può dare l’impressione che il valore sia proprio quello di una bevanda gassata.

Azienda Agricola Le Baite: azienda completamente biologica di Mansuè (TV), ho assaggiato il Prosecco Doc Extra Dry e l’ho trovato molto ben fatto a parte per l’amabilità che per il mio gusto era quasi al limite. Buon spumante che nulla aveva da invidiare a colleghi un po’ più a nord. Il rosato frizzante invece non mi ha molto entusiasmato, l’ho trovato per così dire un po’ banale. Il Cabernet Doc Piave è ottenuto da un blend di Franc e Sauvignon, i profumi e il gusto fanno comunque prevalere il secondo. Del primo vitigno si percepisce la presenza per la leggera astringenza e per la nota verde che si avverte più al gusto che al naso.

Borgo Stajnbech: sei vini in degustazione: iniziamo con il Lison DOCG, unico vino che non mi è piaciuto: a differenza di tutti gli altri mancava di profumi e sapori, davvero molto strano considerando il resto della produzione. Traminer splendido nei suo profumi tipici, un naso esplosivo le cui promesse vengono mantenute anche in fase di assaggio. Purtroppo sconta la sua origine, quella di una terra generosa e “grassa”, soprattutto in confronto alla “madrepatria” Alto Adige. Continuiamo con l’ultimo bianco: Sauvignon, vino che farà sicuramente la felicità dei vecchi amanti dei sapori forti, persone che in questo momento vagano disperate fra scaffali pieni di vini fighetti. Gran bella foglia di salvia, pomodoro e peperone, gusto molto morbido con una nota alcolica sostenuta ma non fastidiosa. Ottimo!
Passiamo ai rossi: Cabernet Franc molto “verde” (è evidente la volontà aziendale di lasciare ed anzi marcare le note caratteristiche di ogni vitigno), sapore vinoso, quasi giovane, astringente. Refosco dal Peduncolo Rosso che il mio grande mastro Antonio Geretto avrebbe sicuramente apprezzato: profumi molto fruttati di bacche rosse sia fresche sia in marmellata, sensazioni che si ritrovano anche al gusto completate con un bel tannino morbido che lo rende molto vellutato. Complimenti!

Azienda Agricola Picech Roberto: Collio un grande territorio che forse in questo momento sconta un po’ la moda dei vini più magri. Picech mi è piaciuto molto perchè ha portato dei vini di tradizione, completi e che ben rappresentano il suo territorio. Jelka buon assemblaggio di Ribolla, Tocai e Malvasia (si può volere qualcosa di più friulano?). Un gran bianco come si faceva una volta in Friuli. Frutti gialli molto maturi, una fantastica morbidezza in bocca e un bel finale pulito e leggermente amarognolo. Speciale. Rosso, taglio bordolese con Merlot affinato in legno. Molto buono, forse ancora un po’ giovane ma molto promettente. Molto apprezzato soprattutto perchè ben bilanciato, come dovrebbe essere appunto il taglio. Non ha picchi, non ha punte ma è proprio questo il bello! Riserva Ruben, Merlot-Cabernet Sauvignon 2011 quasi 16 gradi. Apprezzabile l’esercizio di stile. Note molto spinte al naso, tannino marcato ma piacevole. Non so quanto possa durare in un’ipotetica cantina ma mi sembrava già prontissimo.

Azienda Agricola Santa Giustina: normalmente non amo i vini ruffiani perchè credo rappresentino la strada più facile. Credo però che l’Ortrugo assaggiato presso il loro banchetto sia giusto venga mantenuto con uno stile “furbo”, è un vitigno ancora poco conosciuto, ma dalle grandi potenzialità, deve farsi apprezzare e questo potrebbe essere il modo migliore. L’Ortrugo è una varietà autoctona dei colli piacentini e viene lavorata in azienda esclusivamente in acciaio per mantenere la freschezza e la tipicità, viene imbottigliato con una leggera pressione ed amabilità che ne aumentano la piacevolezza.

Birre:

De Glazen Toren: in deustazione c’era la Saison d’Erpe-Mere. Saison fantastica, bella asciutta agrumata e con un luppolo molto equilibrato e mai dominante. Anche la collezione di malti denota una grande selezione e cura. Unico cruccio peccato non ci fosse una nota speziata che avrebbe completato il bouquet.

Steamworks: Jasmine IPA: perchè tutti devono per forza avere una IPA in catalogo? Perchè bisogna fare un’IPA che non è un’IPA? Al naso note caratteristiche soprattutto di luppoli molto aromatici, in bocca ovviamente si perde quasi subito, come tutte le finte IPA in commercio. Manca la nota alcolica e manca la spalla del malto. Personalmente è quella che mi ha colpito di meno.

De Dochter van de Korenaar: Belle Fleur: per contrapposizione alla precedente questa è l’IPA perfetta, non tanto spinta al naso quanto meravigliosamente perfetta in bocca. La scelta di aggiungere il dry hopping ad una IPA è la marcia in più, dopo qualche ora avrete voglia di sentire ancora quel gusto di luppolo. Credo che assaggiandola si possa cogliere la cura e la passione con la quale è stata prodotta. Acquisto obbligato per gli amanti del genere!

Girardin: Lambic Black Label: forse avevo in mente altri tipi di Lambic, ma me l’aspettavo diversa, al naso più che i frutti bianchi e gli agrumi si sentivano delle note dolci di miele, di vaniglia da barrique. In bocca rimane l’iniziale nota dolce che chiude poi con un finale acido ed asciutto. Dà l’idea di essere una birra intera, non tagliata su misura ma lasciata volutamente grezza. Fantastica e con abbinamenti gastronomici pressochè infiniti.

In coda una menzione particolare per il collaboratore addetto a questo banchetto di birre, Filippo. Raramente ho trovato una persona così appassionata, competente e disponibile. E’ stato davvero un piacere poter condividere quasi un’ora insieme. Anche se giovannissimo ha girato il mondo per produrre birra e ora ha deciso di far partire un suo progetto in Italia, se siete dalle parti di Bassano del Grappa o se volete assaggiare i suoi prodotti: 77 Biscuits e https://it-it.facebook.com/77biscuits/

My Mood

MM Birra per la stagione autunnale/invernale, il nome originale da catalogo Brewdog infatti era Movember. Lo stile è American Brown Ale e lo sfondo dell’etichetta ben anticipa quello che si troverà una volta aperta la bottiglia. Ottima a temperatura di cantina come abbinamento a formaggi freschi o di media stagionatura, salumi o piatti particolarmente saporiti. La tecnica del dry hopping le conferisce un bouquet molto vario e alleggerisce le tipiche note dei malti scuri.


Grani utilizzati: orzo

Aspetto: tonaca di frate, schiuma bassa e leggera di color cappuccino.

Aroma: prime note evidenti di malto che lasciano subito spazio alle più persistenti di caffè, cioccolato, liquirizia e in coda ad un sentore quasi agrumato.

Sapore: gusto che ricalca la sensazione olfattiva, prima nota molto leggera di malto che evolve rapidamente in un largo ventaglio fatto di: caffè, cioccolato, liquirizia, note agrumate ed erbacee. Nota amara ed alcolica presenti ma ben ben amalgamante.

Carbonazione: naturale, rifermentazione in bottiglia, circa 2,3 bar.

Alcool: 6,0% vol.

Temperatura consigliata: 12-15°C

Formati disponibili: 375 ml

Ruby Afternoon

RARealizzata per avere la possibilità di bere una birra anche durante un assolato pomeriggio d’estate, per questo motivo l’alcool è mantenuto volutamente basso e vengono valorizzati profumi e carattere rinfrescante.
Anch’essa è stata estrapolata dal meraviglioso manule DIY di Brewdog (scaricabile dalla pagina utility). Questo la rende quasi un clone della Vote Sepp, birra che si rifà allo stile Belgian WitBier. Ovviamente come succede ad ogni homebrewer e ad ogni cotta, non sarai mai perfettamente conforme alla ricetta originaria.



Grani utilizzati: orzo, frumento

Aspetto: ambrato con riflessi rossastri, schiuma compatta e ben strutturata

Aroma: scorza d’arancia, erba bagnata, rosa

Sapore: corpo molto leggero, al gusto si ripresentano le note agrumate di scorza d’arancia e arancia amara, finale
molto asciutto e acido tipico dell’ibisco

Carbonazione: naturale, rifermentazione in bottiglia, circa 2,4 bar.

Alcool: 3,6% vol.

Temperatura consigliata: 10°C

Formati disponibili: 375 ml

Birra

In questa pagina ho voluto raccogliere quelle che sono le mie esperienze come homebrewer. Come probabilmente quasi tutti ho iniziato diversi anni fa con i kit ma l’amore è stato davvero breve, se quello voleva dire essere autoproduttori meglio lasciar perdere.
Non mi sono invece perso d’animo e ho letto i vari mostri sacri italiani, soprattutto il mitico Bertinotti, ma anche tanti anglosassoni. Ho capito che si poteva migliorare e anche molto. Mentre i kit infatti sono abbastanza sterili e meccanici, quello che è stato il mondo del partial mash e dell’all grain rappresenta la vera sala giochi: ricette, varianti, ingredienti più o meno esotici, qualche fallimento e parecchie soddisfazioni.

Da circa un anno ero fermo causa bici, dieta e paranoie varie, quest’anno invece in concomitanza con alcune ricorrenze ho rispolverato pentole e bottiglie e da metà giugno è ripartito il “birrificio”. Ho voluto introdurre una novità: ogni birra avrà il suo nome, la sua etichetta e sarà rifinita secondo il mio gusto (ovviamente il tutto con un budget da amatore). In ogni caso se qualcosa vi incuriosisce, mandatemi due righe, ho aperto il blog anche per farmi conoscere!

Ecco il migliore schema per spiegare la “tecnica” dell’homebrewer!
© and many thanks to Ganesha Balunsat – www.ganeshaisis.com
You can buy the poster on Etsy!

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JM40

jm40small Nasce come regalo per il quarantesimo di una persona importante, da qui il nome.
E’ stata scelta dal meraviglioso manule DIY di Brewdog (scaricabile alla pagina utility). Questo la rende praticamente un clone della AB:01, birra che si rifà allo stile Belgian Golden Strong Ale. Ovviamente come succede ad ogni homebrewer e ad ogni cotta, non sarai mai perfettamente conforme alla ricetta originaria. Per questo lotto ad esempio abbiamo avuto molto più scarto e sensibilmente meno alcool rispetto alle previsioni di partenza.
Ad ogni modo sembra essere andato tutto bene, ora aspettiamo Natale per poterla assaggiare.


Grani utilizzati: orzo, frumento

Aspetto: oro intenso, buona limpidezza. Schiuma spessa e ben compatta, svanendo lascia sul bicchiere il tipico “effetto pizzo”.

Aroma: note iniziali molto decise: frutti gialli, malto, vaniglia, in secondo piano emergono note di pepe e luppolo.

Sapore: ben bilanciato fra frutti gialli, note aranciate e note speziate. La componente alcoolica si avverte ma rimane comunque ben legata e non crea pesantezza, serve anzi a dare conforto e a completare lo stile. Il luppoli utilizzati chiudono su note di arancia amara, bergamotto e fieno, non astringenti.

Carbonazione: naturale, rifermentazione in bottiglia, circa 2,2 bar.

Alcool: 8% ca.

Temperatura consigliata: 10-14°C

Formati disponibili: 375 ml