Balan Wineday 30 maggio 2016

Evento organizzato dall’importatore/distributore Balan presso Villa Fiorita di Monastier. Manisfestazione totalmente gratuita, bastava registrarsi nel sito dedicato. Sono arrivato verso le 13:30 e ho notato subito che l’affluenza sarebbe stata notevole vista la presenza di svariati operatori del settore Ho.Re.Ca e degli agenti.
In ogni caso non ho avuto nè disagi nè ritardi sia in fase di check in che nelle successive degustazioni. Unico appunto che mi sentirei di fare è per la proporzione espositori/spazio disponibile, spesso infatti era difficile poter avere un dialogo con il produttore a causa dell’assembramento.

4.jpg by Gimo De Faveri on 500px.com

Cosa ho assaggiato:

Francia:

Maison Guinot: produttore di Cremant de Limoux e Blanquette, in degustazione c’erano il Cremant Imperial Brut, il Cremant Imperial Rosé e la Cuvee Reservee. Era la mia prima volta con vini di Limoux quindi non posso esprimere un giudizio critico, posso dire che li ho trovati molto affini ai prodotti della vicina zona del Cava. Tutti prodotti ben realizzati e senza difetti, ma troppo “rotondi” per il mio gusto.

Marie et Cecile Albrecht: produttore di Cremant alsaziano aveva del Cremant Brut Reserve e del Cremant Rosé Reserve. Il primo non mi ha entusiasmato molto, considerando la metodologia di produzione me lo aspettavo un po’ più “chiuso” e con note di cantina, risultava invece molto fresco e quasi esuberante, quasi ai livelli del Prosecco. Ottimo invece il rosé!

Château Latour: purtroppo non ricordo quale fosse l’etichetta in degustazione, ma spero fosse il “generico” Pauillac de Latour. Spero perchè sono rimasto molto deluso, credo sia innegabile che le aspettative davanti ad un’etichetta simile siano le più alte possibili ed invece l’ho trovato sì un buon vino, ben fatto e molto armonico, ma dov’era il colpo di genio? Dov’era la pennellata che distingue l’artista dal principiante?

Spagna:

Castell del Remei: ottimi vini rossi lontani anni luce da quello che spesso (purtroppo) si trova in Italia sotto la voce “vino spagnolo”. Perfetto l’equilibrio e il lavoro svolto per renderli un accompagnamento ad un cibo piuttosto che un pugno di Tyson. Fra i migliori della manifestazione.

Finca Allende: ho assaggiato solo il Calvario e anch’esso mi ha stupito per la perfezione con cui è stato realizzato, anche se con un’acidità leggermente più smorzata rispetto a certi mostri sacri (vista l’età, se non ricordo male aveva più di 10 anni) e con una nota alcolica ancora ben sostenuta non è per nulla pesante o slegato. Splendide note di marmellata! Vino da bere subito, non lo dimenticherei in cantina.

Portogallo:

Quinta da Romaneira: credo che il Porto sconti dei luoghi comuni al pari di altri grandi vini del passato, sicuramente la mediocrità dei prodotti che facilmente si trovano in giro non aiuta. Un plauso quindi a quei produttori e agli importatori che lavorano per produrre quello che secondo me è insieme a pochi altri uno dei vini migliori del mondo. Di questo produttore mi sono fatto la verticale, cominciando dal Late Bottling Vintage. Non è facile descrivere un vino così complesso e con un’evoluzione così vasta, il ventaglio è troppo largo. Sono comunque evidenti le note di frutti rossi maturi, quasi di marmellata, piccoli accenni di cuoio e di frutta sotto spirito, in bocca è fantstico il tannino morbidissimo che accarezza il palato e che ti invita a riempire il secondo bicchiere. Da qui in poi sono entrato direttamente nel paradiso di ogni appassionato assaggiando i Vintage 2005 e 2003. Se vi ho messo curiosità e state andando a cercare del Porto Vintage vi chiederete sicuramente se valga quei soldi, secondo me sì, solo che lo berrete talmente in fretta che sarete costretti a rispenderli per comprare la seconda.

Italia:

Tenuta La Ghiaia: dici Sarzana e dici Vermentino. Il 2014 secondo me pativa troppo l’annata infausta, impressione confermata dal 2015 che invece si presentava piacevolissimo, ben sapido e con dei profumi vegetali che lo rendevano fresco e beverino.

Laimburg: due assaggi, uno meglio dell’altro, Lagrein Vini del Podere (bisogna dire che comunque in Alto Adige è difficile bere un Lagrein cattivo), Cuvee Col Del Rey derivante da un taglio di Lagrein, Petit Verdot e Tannat. Eleganza e velluto in un unico bicchiere, si percepisce subito la struttura e l’alto livello di estratti, mi è piaciuto molto soprattutto perchè pur essendo un vino importante e nobile era ben amalgamato senza punte fastidiose, sicuramente una certezza da avere in cantina per qualsiasi “emergenza”.

Cantina Colognola – Tenuta Musone: ho provato solo i loro due spumanti, Darini 100% Verdicchio metodo classico con rifermentazione in bottiglia per 24 mesi e Musa sempre Verdicchio in purezza ma con una sosta di soli 9 mesi. Entrambi mi hanno colpito per la loro morbidezza (non amabilità) e per la cremosità, una bollicina molto piacevole, unica criticità secondo me: la relativa mancanza di acidità che a lungo andare potrebbe renderli un po’ stancanti. Ho avuto comunque un’ulteriore conferma di quale possa essere il potenziale spumantistico di quest’uva, se ben lavorata in vigna e in cantina può dare prodotti ottimi.

Castello del Terriccio: apriamo con una domanda: perchè non ho mai avuto il piacere di bere i loro vini prima d’ora? Ho bevuto il Capannino, Merlot in purezza che mi ricorda molto i Vins de Village, ben fatto e molto piacevole nella sua gioventù. Un altro livello invece il Tassinaia, taglio bordolese con affinamento di 14-16 mesi. La mano di papà Ferrini si avverte nella morbidezza e nella sublime armonia di questo blend. Azienda che merita grandi successi!

Azienda Agricola Nicola Santoleri: mi sono avvicinato al loro banchetto perchè avevo notato il Trebbiano, vino per molti versi simbolo dell’Abruzzo, ma per molti altri bistrattato con tagli, bottiglioni o cartoni. Bravi ragazzi!!! Avete preservato un tesoro della vostra terra, profumatissimo di fiori di campo e fieno, aromaticità che si riscontra anche in bocca con un bel finale fresco e persistente.

Scozia:

Wemyss Malt: la chiusura scozzese era per me d’obbligo, sia in memoria del mio ultimo viaggio sia per conoscere di persona l’amica Ginny Boswell. Mi sono avvicinato a questo distillato da pochi anni e ho dovuto formarmi da autodidatta, non sono quindi in grado di esprimere giudizi che vadano al di là di “mi piace” o “non mi piace” o poco altro. Degustato: Lord Elcho, The Hive, Spice King e Peat Chimney.

Una citazione particolare per le verticali che sono state proposte e a cui non ho potuto partecipare per questioni di tempo.

Pagina dedicata all’evento: Wineday