Baggio Bevande – Bacchanalia 14 luglio 2016

Appuntamento annuale presso la sede di San Zenone del distributore Baggio Bevande. Nella bella e fornita enoteca durante la manifestazione si possono degustare eccellenze gastronomiche, vini, birre e distillati.

bacchanalia by Gimo De Faveri on 500px.com

Apriamo con una nota dolce assaggiando alcune realizzazioni della Biscotteria Bettina. Coronazione del sogno di un’imprenditrice che viene da altri settori, ma che ha sempre coltivato la passione per la pasticceria secca. Già mi sta simpatica per il coraggio avuto! La vera sorpresa è che i biscotti sono davvero ottimi, con proposte sia dolci che salate. Grande lavoro di ricerca su materie prime, abbinamenti ed esigenze nutrizionali. Si trovano quindi tronchetti al tiramisù, biscotti all’arancia, con farina di riso, salati all’Asiago-mais-cipolla, al curry e semi di papavero, cantucci con arachidi e parmiggiano e molti molti altri.

Vini:

Pedrotti Spumanti: Trento Doc Bouquet Brut Nature spumante davvero molto piacevole per la sua sapidità e profumi molto freschi a dispetto del lungo affinamento (30-32 mesi), attenzione all’acidità a mio avviso al limite per questo tipo di prodotto. Trento Doc Millesimato Brut 2011 si apre su delle note eteree tipiche di certe fermentazioni dello Chardonnay, ho apprezzato moltissimo che fra tutti i vari sentori fruttati emergessero comunque anche i vecchi e cari sentori di “cantina”. Non molto pronunciata invece la crosta di pane/lievito. Riserva 12, spumante con affinamento di almeno 12 anni. Sicuramente un vino da trattare con cura, di nuovo sentori eterei ma che evolvono presto verso la crosta di pane, note di cantina, tartufo e affumicato. Personalmente il vino migliore di tutta la serata, ma io sono un romantico e passo il tempo a ricordare quanto il metodo classico era un vino diverso dal Prosecco!

Quadra Franciacorta: ho provato tutti e tre gli spumanti in degustazione: Green Vegan, QRosé e QSaten. Mi dispiace non dover riportare nemmeno una nota positiva, ma li ho trovati tutti e tre molto “frustranti”. Un’acidità che neanche il Durello di tanti anni fa! Ecco l’acidità è l’unica nota che ci ho trovato, tutto il resto è non pervenuto, spero solo fosse causa di vini troppo freddi. Nota di servizio pignola: in una degustazione eviterei di versare dosi di vino come se fosse Coca Cola, è uno spreco e può dare l’impressione che il valore sia proprio quello di una bevanda gassata.

Azienda Agricola Le Baite: azienda completamente biologica di Mansuè (TV), ho assaggiato il Prosecco Doc Extra Dry e l’ho trovato molto ben fatto a parte per l’amabilità che per il mio gusto era quasi al limite. Buon spumante che nulla aveva da invidiare a colleghi un po’ più a nord. Il rosato frizzante invece non mi ha molto entusiasmato, l’ho trovato per così dire un po’ banale. Il Cabernet Doc Piave è ottenuto da un blend di Franc e Sauvignon, i profumi e il gusto fanno comunque prevalere il secondo. Del primo vitigno si percepisce la presenza per la leggera astringenza e per la nota verde che si avverte più al gusto che al naso.

Borgo Stajnbech: sei vini in degustazione: iniziamo con il Lison DOCG, unico vino che non mi è piaciuto: a differenza di tutti gli altri mancava di profumi e sapori, davvero molto strano considerando il resto della produzione. Traminer splendido nei suo profumi tipici, un naso esplosivo le cui promesse vengono mantenute anche in fase di assaggio. Purtroppo sconta la sua origine, quella di una terra generosa e “grassa”, soprattutto in confronto alla “madrepatria” Alto Adige. Continuiamo con l’ultimo bianco: Sauvignon, vino che farà sicuramente la felicità dei vecchi amanti dei sapori forti, persone che in questo momento vagano disperate fra scaffali pieni di vini fighetti. Gran bella foglia di salvia, pomodoro e peperone, gusto molto morbido con una nota alcolica sostenuta ma non fastidiosa. Ottimo!
Passiamo ai rossi: Cabernet Franc molto “verde” (è evidente la volontà aziendale di lasciare ed anzi marcare le note caratteristiche di ogni vitigno), sapore vinoso, quasi giovane, astringente. Refosco dal Peduncolo Rosso che il mio grande mastro Antonio Geretto avrebbe sicuramente apprezzato: profumi molto fruttati di bacche rosse sia fresche sia in marmellata, sensazioni che si ritrovano anche al gusto completate con un bel tannino morbido che lo rende molto vellutato. Complimenti!

Azienda Agricola Picech Roberto: Collio un grande territorio che forse in questo momento sconta un po’ la moda dei vini più magri. Picech mi è piaciuto molto perchè ha portato dei vini di tradizione, completi e che ben rappresentano il suo territorio. Jelka buon assemblaggio di Ribolla, Tocai e Malvasia (si può volere qualcosa di più friulano?). Un gran bianco come si faceva una volta in Friuli. Frutti gialli molto maturi, una fantastica morbidezza in bocca e un bel finale pulito e leggermente amarognolo. Speciale. Rosso, taglio bordolese con Merlot affinato in legno. Molto buono, forse ancora un po’ giovane ma molto promettente. Molto apprezzato soprattutto perchè ben bilanciato, come dovrebbe essere appunto il taglio. Non ha picchi, non ha punte ma è proprio questo il bello! Riserva Ruben, Merlot-Cabernet Sauvignon 2011 quasi 16 gradi. Apprezzabile l’esercizio di stile. Note molto spinte al naso, tannino marcato ma piacevole. Non so quanto possa durare in un’ipotetica cantina ma mi sembrava già prontissimo.

Azienda Agricola Santa Giustina: normalmente non amo i vini ruffiani perchè credo rappresentino la strada più facile. Credo però che l’Ortrugo assaggiato presso il loro banchetto sia giusto venga mantenuto con uno stile “furbo”, è un vitigno ancora poco conosciuto, ma dalle grandi potenzialità, deve farsi apprezzare e questo potrebbe essere il modo migliore. L’Ortrugo è una varietà autoctona dei colli piacentini e viene lavorata in azienda esclusivamente in acciaio per mantenere la freschezza e la tipicità, viene imbottigliato con una leggera pressione ed amabilità che ne aumentano la piacevolezza.

Birre:

De Glazen Toren: in deustazione c’era la Saison d’Erpe-Mere. Saison fantastica, bella asciutta agrumata e con un luppolo molto equilibrato e mai dominante. Anche la collezione di malti denota una grande selezione e cura. Unico cruccio peccato non ci fosse una nota speziata che avrebbe completato il bouquet.

Steamworks: Jasmine IPA: perchè tutti devono per forza avere una IPA in catalogo? Perchè bisogna fare un’IPA che non è un’IPA? Al naso note caratteristiche soprattutto di luppoli molto aromatici, in bocca ovviamente si perde quasi subito, come tutte le finte IPA in commercio. Manca la nota alcolica e manca la spalla del malto. Personalmente è quella che mi ha colpito di meno.

De Dochter van de Korenaar: Belle Fleur: per contrapposizione alla precedente questa è l’IPA perfetta, non tanto spinta al naso quanto meravigliosamente perfetta in bocca. La scelta di aggiungere il dry hopping ad una IPA è la marcia in più, dopo qualche ora avrete voglia di sentire ancora quel gusto di luppolo. Credo che assaggiandola si possa cogliere la cura e la passione con la quale è stata prodotta. Acquisto obbligato per gli amanti del genere!

Girardin: Lambic Black Label: forse avevo in mente altri tipi di Lambic, ma me l’aspettavo diversa, al naso più che i frutti bianchi e gli agrumi si sentivano delle note dolci di miele, di vaniglia da barrique. In bocca rimane l’iniziale nota dolce che chiude poi con un finale acido ed asciutto. Dà l’idea di essere una birra intera, non tagliata su misura ma lasciata volutamente grezza. Fantastica e con abbinamenti gastronomici pressochè infiniti.

In coda una menzione particolare per il collaboratore addetto a questo banchetto di birre, Filippo. Raramente ho trovato una persona così appassionata, competente e disponibile. E’ stato davvero un piacere poter condividere quasi un’ora insieme. Anche se giovannissimo ha girato il mondo per produrre birra e ora ha deciso di far partire un suo progetto in Italia, se siete dalle parti di Bassano del Grappa o se volete assaggiare i suoi prodotti: 77 Biscuits e https://it-it.facebook.com/77biscuits/