Stoats – Hai detto porridge?

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Siete appassionati o curiosi di alimenti alternativi/naturali? Avete mai provato l’avena e il porridge?
Io ho fatto qualche tentativo con quello che trovavo nei vari supermarket o negozio bio italiani, personalmente lo trovavo gustoso quanto un pezzo di cartone. Ho voluto dare un’occhiata alle proposte di chi il porridge lo mangia da sempre, il Regno Unito. Tante multinazionali, pochi o pochissimi marchi indipendenti. Fra queste mosche bianche mi è piaciuta molto Stoats, azienda giovane con gente giovane!
Nasce come idea nel 2004, nel 2005 Tony e Bob girano i vari festival estivi con il loro piccolo chiosco dove offrono il porridge realizzato con la particolare miscela di avena, nel 2007 entrano nel Guinness dei Primati con il più grande porridge mai realizzato, il 2010 vede la prima esportazione negli Stati Uniti per un evento di running. In occasione delle olimpiadi 2012 vengono servite 26000 porzioni di porridge presso il villaggio olimpico. Una bella storia!
Quello che differenzia il porridge di Stoats da tutti gli altri è la particolare formula che unisce fiocchi di avena intera con altri spezzati, questo mix crea un effetto estremamente cremoso e delizioso, impossibile trovare di meglio!
Per i puristi c’è il tradizionale senza altri ingredienti mentre per chi preferisce un gusto più fruttato ci sono le proposte con mela e cannella, con albicocche e uvetta e semi di girasole e papavero.
Ovviamente le menti giovani non si sono fermate alla classica confezione, ma hanno ampliato la gamma con: barrette d’avena, biscotti (entrambi perfetti per gli sportivi o come snack naturale) e muesli (davvero molto golosi, è un muesli diverso da quello a cui siamo abituati (di derivazione tedesca), qui prevalgono avena e semi vari).

Purtroppo nella cultura italiana il porridge non è diffuso, ma le sue caratteristiche lo rendono perfetto soprattutto per chi deve mantenere particolari regimi alimentari, ha un buon contenuto di fibre alimentari e soprattutto non crea pericolosi picchi glicemici. Per coloro che fossero dubbiosi consiglio di provarlo con l’aggiunta di frutta fresca scelta in base alla stagionalità.

Il rovescio della medaglia è che al momento non esiste un importatore per l’Italia, ma non disperate, se siete interessati ci possiamo unire, effettuare un unico ordine e dividere le spese di trasporto.
Just write me 😉

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IL Miele – Carlo Amodeo

logo1Alcuni alimenti entrano nelle nostre case e vengono relegati a semplici automatismi, provate ad esempio a pensare al sale e al pepe. Spesso non ci curiamo della loro qualità perchè tanto: “ce ne va poco”, “sono tutti uguali”, oppure perchè gli stessi articoli classificati “d’eccellenza” costano sensibilmente di più.
Credo che anche per il miele possa valere la stessa regola, ho provato diversi mieli, di svariate zone d’Italia, ma li ho trovati sempre abbastanza anonimi, i profili organolettici delle varie schede tecniche prospettavano ventagli aromatici immediatamente tramontati all’apertura del vasetto. Ho accettato la questione passivamente perchè comunque non rappresentava mai l’elemento fondamentale di un pasto, era un “contorno” che purtroppo non meritava una ricerca più approfondita.
Questo finchè non mi ha incuriosito la storia di Carlo Amodeo, apicoltore in Sicilia che da circa vent’anni lavora per la salvaguardia dell’ape sicula, opera giustamente premiata dal Presidio Slow Food.
Come sempre mi sono documentato e ho poi acquistato tre mieli: eucalipto, cardo e carrubo. Le aspettative erano molto alte viste le piacevoli descrizioni presentate.
Una volta ricevuti confesso di essere stato molto colpito dall’eucalipto e dal carrubo e meno dal cardo che mi è sembrato “normale”. Purtroppo però ho applicato a questo prodotto lo stesso approccio che normalmente si usa per il vino: dal più esile al più potente. Per caso invece un giorno ho invertito l’ordine (spero di aver fatto bene) e fu così che il cardo esplose in un campo fiorito sotto il mio naso, avete presente quel profumo che è impossbile non immaginare guardando i quadri di Monet?
L’eucalipto mi ha conquistato con il gusto che ricorda molto il profumo della cera vergine, intenso ma non stucchevole.
Il carrubo invece lo considero come un vino d’annata, di difficilissima produzione essendo un miele invernale, racchiude la complessità aromatica tipica degli ingredienti siciliani. Prodotti che maturano in una terra opulenta che conferisce loro profumi, fragranza e gusto inarrivabili per gran parte delle altre regioni italiane. Il gusto iniziale rimanda al tipico frutto per poi spostarsi su caramella toffee, sentori di liquirizia, caffè e frutta secca.

Caratteristiche peculiari dell’ape sicula prese direttamente dal sito del produttore:
* L’ape sicula ha una maggiore varianza genetica rispetto ad ogni altra sottospecie di ape mellifera Europea, ciò è dovuto alle sue origini Africane. Per varianza genetica si intende un maggior numero di geni che garantiscono una maggiore reattività rispetto ad ogni possibile problematica.

* Sviluppo precoce della covata anche 8 o 9 telaini tra dicembre e gennaio, ciò consente di avere api giovani, quindi maggiore durata e dinamicità rispetto alla ligustica ed altre api nordiche, che hanno il blocco di covata invernale.

* Ape richiesta dai serricoltori per l’impollinazione delle colture protette (angurie, cantalupi, fragole ecc..) essendo nella sua rusticità attiva e funzionale nelle situazioni estreme dei tunnels, nei quali dagli 0° gradi della notte possono seguire i 40° gradi del giorno.

* È dimostrato che in ogni alveare soltanto un’esigua parte delle api esce a bottinare e di queste soltanto il 20% circa raccoglie il polline e quindi solo queste sono in grado di impollinare il fiore. Essendo il polline necessario al sostentamento della covata ed avendo l’Ape sicula abbondante covata tutto l’anno, molte più api vengono impiegate per la raccolta del polline, ciò comporta che a parità di bottinatrici le Api sicule riescono ad impollinare superfici maggiori di colture.

* L’Ape sicula ha consumi di miele molto ridotti, ciò consente a parità di scorte di miele una maggiore probabilità di sopravvivenza del cassettino.

* Forte capacità di autodifesa, in venticinque anni di lavoro con l’ape sicula e con la sicula f1 non mi è mai successo che un’arnia o un nucleo con regina si lasciassero saccheggiare.

Per tutto le altre informazioni Vi rimando al sito http://amodeocarlo.com

Un plauso infine al servizio sempre eccelso del negozio online Olico.it!